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set152014

Scambiacibo.it l’app ridurre gli sprechi alimentari e favorire la socialità


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Scambiacibo.it l’App ridurre gli sprechi alimentari e favorire la socialità

7 set 2014 di Stefano Spillare !functiond,s,id var js,fjs=d.getElementsByTagNames[0],p=/^http:/.testd.location?'http':'httpsif!d.getElementByIdid js=d.createElements;js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBeforejs,fjs;

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Scambiacibo! Detto così sembra un imperativo morale e, forse, proprio a questo pensava Coop Adriatica quando ha incaricato una giovane startUp di creare una piattaforma tecnologica per favorire lo scambio di cibo: Scambiacibo, per l’appunto.

L’iniziativa di Coop si inserisce nel lungo percorso intrapreso dalla cooperativa di comsumo in merito al recupero del cibo all’interno della GDO che si chiama “Brutti ma buoni“. Un progetto, quest’ultimo, che, sulla scia del forse più famoso “Last Minute Market” del Prof. Andrea Segrè, mira al recupero dell’invenduto in scadenza o comunque inadatto alla vendita per motivi prevalentemente estetici. Brutti ma buoni è già attivo in 92 supermercati della catena Coop Adriatica ed è stato esteso a livello nazionale al gruppo Coop Italia fino a raggiungere numeri molto significativi: parliamo di almeno 556 punti vendita e 906 organizzazioni onlus attivate a vario titolo per il ritiro dei suddetti prodotti.

Con il nuovo progetto Scambiocibo Coop Adriatica punta ad allargare ulteriormente la riduzione dello spreco alimentare a livello domestico. Gli obiettivi sono quelli di prolungare idealmente la filiera oltre la vendita diretta, portandola tra i soci Coop e tra le persone in generale, favorendo così aspetti sia economici che ambientali ma anche sociali, legati cioè al rafforzamento del capitale sociale collettivo, alla socializzazione e alla fiducia reciproca.

In concreto, sulla scia di altre realtà simili extra-nazionali come ifoodshare o foodsharing, Scambiacibo si basa su di una piattaforma web interattiva, una App come si dice adesso, che permette agli utenti iscritti di caricare alcune informazioni in merito alle loro giacenze di cibo in frigorifero o nella dispensa; giacenze che, per un motivo o per un altro andrebbero irrimediabilmente buttate nella spazzatura.

Le informazioni essenziali richieste dall’applicazione sono una fotografia del prodotto, la sua data di scadenza e l’indirizzo geolocalizzato di chi lo mette a disposizione o del luogo presso il quale è possibile andarlo a recuperare.
Per aggirare l’eventuale e comprensibile diffidenza dei singoli nei confronti di cibo proveniente da sconosciuti, Scambiocibo cerca di implementare le reti di relazione di vicinato, quindi la prossimità e le cerchie di conoscenti: utenti del medesimo circolo sportivo, condomini, vicini di casa, ecc.

Il successo spontaneo delle Social Street, un fenomeno partito da Bologna ma presto estesosi un po’ ovunque e che punta a rafforzare proprio le reti di condivisione di vicinato attraverso i Social Network, sta alla base di questa scelta che, si spera, aiuterà a fare decollare la condivisione di cibo tra privati cittadini.
Ma sarà pronto il nostro Paese a recepire una innovazione di questo tipo? Una ricerca in prospettiva socioculturale curata da GPF e atta ad indagare proprio le prospettive di successo di tale iniziativa, mette in evidenza un calo della cultura affluente, quella tipica degli anni 80-90, quella, per capirci, dell’edonismo, dell’individualismo e del consumismo, a fronte di un rafforzamento della cultura civica, ambientale, collaborativa e di solidarieta.

In particolare, in merito allo spreco alimentare, si registrerebbe una maggiore attenzione alle quantità acquistate, una maggiore attenzione alle porzioni, all’uso del congelatore, ecc.
A tutti questi comportamenti privati, iniziative come Scambiocibo cercano di fornire una dimensione sociale, ovvero cercano di integrare l’attenzione soggettiva, individuale, con la dimensione dello scambio e della reciprocità.

Sembra quindi che la crisi abbia, almeno in parte, contribuito alla ridefinizione della cultura italiana e, si spera, abbia paradossalmente creato i presupposti per il successo di iniziative come Scambiocibo che, quindi, diventa, almeno potenzialmente, lo strumento giusto al momento giusto.

Funzionerà? Dipende anche da noi: basta non stare a guardare ma iniziare a fare qualcosa, magari di piccolo ma di concreto, come, ad esempio, iscriversi al sito Scambiacibo.it e iniziare a mettere a disposizione i nostri ex-rifiuti.

Leggi l’articolo su Lavitabio.it

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